05 Giugno 2016

Pagine memoria 39 – Portonovo 1811

Era un freddo mattino invernale a Portonovo. Passeggiando nel verde, il silenzio viene rotto all’improvviso da urla incomprensibili e spari. Diamine! Proprio nel cuore del parco? E così mi ritrovo in una scena d’altri tempi. 

Proprio di fronte al fortino,  una decina di soldati in uniforme napoleonica sta prendendo confidenza con armi dell’epoca, muovendosi in modo disciplinato e seguendo ordini in  francese  ovviamente. Quei vecchi fucili da caricare a polvere sono un vero grattacapo per i principianti perché occorre seguire operazioni precise, dettagli che solo l’esperienza rende familiari. Poi un botto secco e una nuvola biancastra li avvolge restituendo fascino a questa ricostruzione di vita militare.  In effetti tutto nasce da qui: riproporre la storia mostrandone una fedele ricostruzione. Nella notte del 2 maggio gli inglesi predarono a Portonuovo (luogo alle radici del promontorio Numero, oggi detto monte Conero, e più volgarmente monte d’Ancona) due piatte, che trasportavano la pietra nel nostro porto. Il presidio ch’era colà, si battè, e vi furono dei feriti; e riuscì in questo, che non predassero le altre chiatte. In seguito per impedire tali sbarchi fu eretto in quel sito un bellissimo forte e vari bastioni con una caserma, che può contenere 600 soldati circa: e costò scudi 16.000 circa”. Questo episodio narrato dallo storico Antonio Leoni nella sua “Ancona illustrata” del 1832 è stata al centro dei festeggiamenti per i 200 anni del Fortino Napoleonico di Portonovo. Accanto alla tradizionale rievocazione del tentativo di sbarco inglese nella baia, un’ interessante conferenza su “Le difese costiere di Portonovo” con l’avvocato Maurizio Mauro ha contribuito a rivivere l’atmosfera del passato. Al periodo in cui per mantenere il controllo marittimo dell’Adriatico, avvengono numerose scorrerie soprattutto da parte dell’Inghilterra, che dispone di una potente flotta composta di comandanti capaci e marinai addestrati, veterani di molte battaglie sul mare, ma si creano una certa fama anche i nostri corsari anconetani al  servizio di Napoleone, che con astuzia e coraggio fanno molto bottino nemico. La tutela delle coste è invece affidata alle numerose batterie dipendenti dal Comando di Ancona, capoluogo dell’allora Dipartimento del Metauro, ed importante porto del Regno Italico, da sempre alleato della Francia. Due di queste batterie, munite di pezzi d’artiglieria pesante, sono collocate in posizione strategica a difesa della Baia del Calcagno: la prima, dove poi sorgerà il famoso Fortino, oggi restaurato; la seconda, di cui restano pochi avanzi su un terreno franoso, sul costone dominante lo scoglio naturale del Trave. Queste postazioni consentono ai nostri cannonieri guarda coste di effettuare il tiro incrociato nello specchio di mare antistante contro l’aggressore. Ma lo scopo di queste difese era anche quello, non meno rilevante, d’impedire l’approdo  alle ciurme nemiche che necessitavano approvvigionarsi d’acqua dolce alla vicina fonte che, dalle falde del Cònero, sgorga presso la baia. Per questa sua importante e rara risorsa naturale, la Fonte era riportata sulle carte nautiche del tempo e la rendeva nota e ambita ai naviganti. Ritornando ai nostri giorni, il bicentenario ha offerto altre ghiotte occasioni: la presentazione del libro “Carlo Zucchi, per l’Italia e per Napoleone, memorie dell’esercito italiano 1796-1814”, uno speciale annullo filatelico appositamente realizzato per commemorare il BICENTENARIO dello SBARCO e del FORTINO NAPOLEONICO ed alcune cartoline in edizione limitata con le figure dei soldati della Guarnigione di Porto Nuovo. Per il gran finale il “festeggiato” ha ospitato la cena di gala con la presenza di Napoleone I e Giuseppina Bonaparte, durante la quale sono state descritte le uniformi napoleoniche e proposto il gran ballo risorgimentale con danze di società dell’800 in costumi d’epoca, a cura della Società di Danza di Ancona. In memoria di questo straordinario anniversario il Lions Club Ancona Colle Guasco ha donato una lapide scoperta la sera del 14 maggio 2011 all’ingresso del Fortino.

 

Gilberto Stacchiotti

Archivio Giornale

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