Il silenzio assordante della Regione

In questo 31 luglio sono esattamente 7 mesi che la Regione Marche non trova il tempo di ripartire i fondi di 1,35 milioni di euro già stanziati nel bilancio di previsione per il sistema delle aree naturali protette. Il risultato è che oggi, al Conero come altrove, dei finanziamenti regionali non è arrivato un euro. E parliamo, sarà bene ricordarlo, di cifre che  si avvicinano più ad una terapia di mera sopravvivenza che ad una politica per lo sviluppo sano ed equilibrato del territorio regionale. Termini come spese incomprimibili o previsione parziale in attesa di assestamento finiscono per nascondere strategie sempre più insostenibili, almeno per chi coltiva l’orgoglio e le competenze per gestire caratterizzando al meglio lo straordinario patrimonio naturale delle Marche. Si fatica a lavorare in questa nebbia di confusione dove la burocrazia s’intreccia con la politica e diventa difficile comprendere dove l’inerzia subentra all’incapacità o quanto alla fine valgano davvero le parole e gli scritti. Ci sono i tagli, è vero! C’è stato il sisma, d’accordo! Tutto vero e fuori discussione al punto da diventare ostacolo insormontabile per chi a palazzo Raffaello si isola negando ogni possibilità d’investire sul quel 10% di bellezza protetta. Peccato però che analogo teorema non trovi applicazione su scala diversa quando si  spendano con ben diversa sollecitudine centinaia di milioni per opere sulla cui urgenza e utilità la storia mostra i limiti: nuove strade anche intervallive, sostegni economici ad aziende ed aeroporti dai bilanci non sempre limpidi, contributi ad eventi o soggetti sparsi nel Pesarese e un po’ ovunque.  Tutto legittimo, ovviamente! Ma per un organo strumentale della Regione come l’Ente  parco del Conero credo sia legittimo denunciarne  alcuni aspetti.  Il primo è il silenzio della Regione, cioè questo disinteresse profondo che riguardando i proclami del governatore Ceriscioli appare ancora più stridente. Tra le  15 buone ragioni per una nuova regione – proposte in campagna elettorale - c’è un’attenzione particolare alle Marche unite nell’ambiente e nell’agricoltura: “Le aree protette, i parchi e le riserve dovranno rappresentare non solo una ricchezza di biodiversità ma anche una risorsa economica, occupazionale e di sviluppo rurale.”  Di tutto questo si sono visti solo tagli di bilancio prima e silenzio assoluto e zero risorse poi. Il secondo  è la burocrazia. Immaginare che la predisposizione di un atto di ripartizione dei fondi richieda tutto questo tempo proprio non è sostenibile, anzi è scandaloso. Chi è abituato a misurarsi con le richieste della collettività sa bene quanto siano preziosi  i tempi di risposta e come questo sia il parametro su cui oscillano  l’efficienza o il menefreghismo. Il terzo è forse quello più difficile: la mancanza di cultura. Si taglia senza sapere cosa, si continua a chiedere documentazioni sulla vita di un parco dimenticando che il Conero ha già 30 anni di storia  in cui proprio la Regione ha svolto un ruolo di controllo accanto a quello di finanziamenti. Nella giostra di nomine e riorganizzazioni evidentemente si fatica a conservare la memoria e così la strategia migliore sembra quella di ricominciare ogni volta, azzerando il pregresso. Ci sarebbe da disquisire anche sul “quantum”. Mantenere efficiente l’intero sistema delle aree naturali protette richiede risorse per 2 milioni di euro, impegno che sembra davvero una “fatica contabile” quantomeno modesta rispetto al recente bilancio di previsione della regione Marche - tagli compresi -  approvato a dicembre 2016 che indica,  per l’anno 2017, impegni di spesa di 4.502.100.618,88 e di cassa per euro 7.096.501.675,15. E’ il caso di dire che i conti, almeno sull’ambiente proprio non quadrano! Rapportato all’intera popolazione regionale equivale a meno di due caffè a testa e si tratta di fondi investiti sul 10% del territorio delle Marche.  Se questo è impossibile alla Regione vuole dire semplicemente che la politica è da un’altra parte e colpevolmente assente. Senza giustificazione, insomma!  E il silenzio della Regione francamente è sempre più imbarazzante e colpevole mentre la distanza tra silenzio  della Regione e silenzio della ragione è ancora  più esiguo.  

Gilberto Stacchiotti

Presidente Ente Parco del Conero