Stacchiotti: Il 2017 è l'anno del gratis al Parco del Conero

Tanta attività da gestire senza risorse, stesse competenze di sempre ma nessuna garanzia per il presente: difficile davvero quadrare il bilancio dell’Ente con questi presupposti. Così tra ironia ed ottimismo questo 2017 per il parco del Conero si avvia a passare alla storia come l’anno del GRATIS. Una sfida straordinaria che stiamo affrontando con motivazione e impegno altrettanto eccezionali, tanta buona volontà e forse creatività senza limiti. “Poveri ma belli” enfatizzava un vecchio slogan di jeans di decenni passati; nel nostro caso potremmo adattarlo in “poveri di euro ma ricchi d’idee”, e non soltanto quelle. Di strade possibili ne abbiamo tracciate parecchie, senza dubbio. Lavorare insieme è un po’ il motto principale che racchiude sinergie, tanto volontariato, collaborazioni gratuite; e niente spazio alle polemiche e ai perditempo. La scelta delle proposte possibili passa per il requisito della gratuità, si rafforza la progettualità interna dell’Ente e si avvia una nuova fase in cui associazioni e privati possono concretamente sostenere l’attività del parco. Adotta un sentiero è stata la campagna più incisiva di questo nuovo corso, operazione con cui nuovi soggetti si prendono cura della manutenzione della rete escursionistica ufficiale; altri Enti gestori ne hanno già chiesto le specifiche, segno che i buoni semi possono diffondersi ancora. Gli amici del parco avranno nuovi spazi per dedicare proficuamente il proprio tempo libero alle necessità operative dell’Ente (informazione, controllo del territorio e manutenzioni) e per la prima volta l’opzione “donazione” trova i primi sostegni. Allontanati per ovvi motivi mercenari e professionisti che si affacciano agli enti in cerca di compensi, ecco rifiorire una rete sempre più ricca di collaboratori gratuiti, di sinergie spontanee, di nuovi alleati che spesso si accontentano di un semplice “grazie”. Anche la recente festa del parco – occasione irrinunciabile per un trentennale ricco di esperienze, storie e successi – da questo punto di vista può essere considerata un piccolo miracolo di “contabilità artigianale”: decine di iniziative, centinaia di partecipanti, offerte di servizi, presidio no stop sono stati garantiti a costo zero per il parco. Proprio così, visto che la Regione Marche giunti ormai a giugno inoltrato di questo 2017 non ha ancora assegnato al parco del Conero nemmeno un euro. Dicasi zero assoluto!  Siamo orgogliosi dunque di questi risultati in cui tutti abbiamo messo passione, tempo e generosità senza risparmiarsi. D’altra parte che proprio le risorse umane dell’Ente abbiano curato la sistemazione degli spazi esterni, organizzato una così complessa serie di appuntamenti, partecipato agli eventi e prestato mano d’opera alla ristorazione è segno di una motivazione che soltanto gli irriducibili “anti” si ostinano a confutare, ciechi delle loro stesse posizioni preconcette. Antiparco a prescindere, direbbe Totò!. Su questa strada abbiamo intanto incrociato altri soggetti – come la Pro Loco di Sirolo - che amano il territorio e anch’essi dedicano energie e tempo prezioso su obiettivi condivisi: è questo “fai da te” a rendere concreta tale virtuosa interpretazione che non figurerà nelle aride voci di un bilancio e proprio per questo a me sembra opportuno renderne pubblico omaggio. Una visione che riscalda il cuore ma rende nel contempo ancora più evidenti responsabilità in negativo di chi colpevolmente resta assente dalla scena. A cosa serve un parco?  Alla salvaguardia del suo patrimonio ambientale e culturale, a dare valore aggiunto alle attività economiche, a favorire una gestione unitaria del territorio: insomma a promuovere, far conoscere, valorizzare, orientare ad un futuro di sostenibilità una parte preziosa del nostro Paese. Certo si è partiti con difficoltà di tutti i tipi e dunque al traguardo dei suoi primi 30 anni  per il Conero  la domanda ha il sapore di un esame di maturità, espressione di un bisogno di tracciare un bilancio del percorso sinora fatto. La legge istitutiva precisa che lo “scopo del parco è la programmazione unitaria dell'uso del territorio interessato con preminente riguardo alle esigenze di tutela della natura e dell'ambiente, nonché alla promozione della conoscenza scientifica e della didattica naturalistica, per favorire lo sviluppo delle attività economiche, turistiche e sociali delle comunità residenti e renderlo compatibile con la tutela e la salvaguardia delle peculiari caratteristiche naturali, ambientali e storiche del Conero.” Un testo sempre valido con obiettivi nobili, importanti e preziosi anche per il futuro. Il parco del 21° secolo è oggi una realtà che si è andata configurando strada facendo, ampliando i propri orizzonti accanto ad una accresciuta capacità operativa e quindi ad esperienze e professionalità di straordinaria rilevanza: agricoltura, archeologia, turismo, pianificazione, cultura, fruizione e promozione sono tra i settori in cui maggiore ed evidente è stato l’impulso accanto alla gestione della biodiversità e del patrimonio geomorfologico, l’introduzione di strategie e modalità d’intervento di visione alta. All’immagine banale del giardinetto usata dagli antiparco della prima ora o alle paure incontrollate di asfissia che il nuovo museo delle cere (o campana di vetro, se preferite) avrebbero causato, passando per il sempre abusato “carrozzone”, il tempo e la gestione hanno fornite i giusti riscontri. Legittime le feste, allora, anche se con un retrogusto ancora amaro: troppe le incomprensioni, infinite le distorsioni di ruoli e responsabilità,  defaticanti le strumentalizzazioni, complessi gli scenari, folta la schiera degli opportunisti che come bambini cambiano repentinamente il proprio pensiero se non accontentati nei loro capricci. E allora sarebbe importante un altro quesito: quanto vale un parco? Il patrimonio immobiliare, l’economia del turismo, il valore dei servizi e delle produzioni agricole, le possibilità di lavoro, le condizioni di vita e quindi il benessere diffuso sono tutti aspetti che con il parco mostrano un valore accresciuto; perché basta guardarsi un pochino attorno e si nota la differenza. Soprattutto sono gli stessi analisti dell’economia – centri studi, Camera di Commercio, Ministeri – a certificare questa realtà e documentare il valore di un parco come elemento di competitività territoriale, un marchio di qualità che rafforza nella percezione diffusa il valore di quanto in esso viene prodotto. Insomma difficile negare l’evidenza. Eppure, è troppo grave il divario tra il valore riconosciuto e quanto davvero s’investe nel parco tra gli stessi soggetti che gestiscono questo volano di progresso sostenibile; oboli sempre più scarsi che lascia perplessi rispetto al costo delle tante iniziative che rallegrano i turisti nella riviera e che si spengono in una notte come fuochi d’artificio. Anche nei bilanci comunali dunque si spende più per uno spettacolo o una serata musicale che per sostenere il parco. E che dire della crisi blocca-tutto – questa è la tesi per cui non ci sono risorse a favore dei parchi - di fronte ad una Regione che pure continua a puntellare generosamente altre situazioni (alcune di allegra finanza secondo le inchieste in corso) o mantenere dolorose emorragie nel ciclo del cemento tra grandi opere e difesa della costa, senza verificarne i risultati. Il sospetto è che i conti non tornino soprattutto per questo modo di fare politica e di immaginare un futuro senza guardare agli errori passati. E’ davvero uno strano mondo quello in cui coesistono pozzi senza fondo con risorse illimitate e un parco che deve sopravvivere nell’anno del gratis. Così, nonostante le promesse sbandierate in convegni e fiere, forse dovremo chiederci davvero: “che futuro sarebbe un mondo senza parchi?”  E le Marche senza quel patrimonio straordinario chiamato parco del Conero.