Buglioni: Nel direttivo del Parco un posto spetta al turismo sostenibile

Con il bilancio di fine mandato Fabia Buglioni, vice presidente Ente Parco del Conero apre un importante fronte sulla costituzione dei prossimi direttivi dell’ente:‘Vista la vocazione turistica del Conero –sostiene- e delle Marche in generale, il turismo sostenibile sensibile all’ambiente deve dire la sua all’ interno del direttivo’. In sostanza promuove e si pone come obiettivo Buglioni (che continuerà ad occuparsi di parchi in quanto responsabile PD dell’area tematica parchi ed aree protette) un parco del Conero sempre più aperto ed inclusivo che sappia aprire le porte propositive e decisionali al turismo sostenibile, come in passato ha fatto per l’agricoltura.

‘L’ ambiente, -spiega Buglioni- a ragione è ormai diventato motore fondamentale dell’ economia italiana. Considerando che nelle Marche il 10% del territorio è formato da aree protette, penso sia importante e scontato puntare sulla risorsa naturale per tutelare le meraviglie di cui le Marche sono ricche e rilanciare l’economia attraverso il turismo sostenibile. Questo comparto a cascata fa lavorare gli altri puntando, però, sulla valorizzazione delle risorse e non sulla loro distruzione. Premesso questo, a termine del mandato come componente del consiglio direttivo, mi sento quindi di condividere le seguenti considerazioni personali.

Svolgere un incarico da amministratore è stimolante e per un parco lo è ancora di più. Sono entrata a contatto con il mondo delle Aree Protette, che seppure con le sue contraddizioni, non si può fare a meno di amare visceralmente. L’ambiente è la casa di tutti e condiziona lo stile e la qualità della vita, la salute, le relazioni. Difendere l’ambiente è difendere noi stessi ed il futuro dei nostri figli e valorizzarlo è il primo modo, ma servono gli strumenti e su questo bisogna lavorare.

Per ciò che mi riguarda, penso di aver contribuito all’aprire il parco alla cittadinanza ed alle associazioni e, laddove necessario, di aver tradotto i linguaggi dalla parte tecnica al cittadino. Ricordo, tra gli altri, i fruttuosi sodalizi con la Pro Loco di Sirolo, l’Unitrè di Numana e Sirolo, l’Archivio di Stato, il mondo del volontariato, i Carabinieri Forestali e al dialogo costante con le associazioni ed i cittadini a cui ho dato sempre massima disponibilità di ascolto. Nel lavoro svolto, il primo principio perseguito è stato condivisione e coinvolgimento, un lavoro di squadra arricchente sia a livello umano che professionale.

Le contraddizioni esistono, certamente e questo comporta un grande impegno nel mantenere l’equilibrio tra le diverse realtà e le esigenze di amministrazioni, cittadini, portatori di interesse e della natura. Spesso questi interessi non coincidono e qui nascono grandi difficoltà nel mantenere il giusto bilanciamento. Esiste comunque una norma che tutela un territorio ricchissimo con le sue forze e le sue debolezze, esistono tecnici del parco di grande professionalità e competenza, che fanno applicare questa norma ed esiste un organo amministrativo che si muove da collante tra cittadini e parte tecnica per mantenere un equilibrio non scontato.

Di sicuro i numerosi tagli da parte dello Stato, ricaduti sulle Regioni non hanno aiutato. Si vive da tempo in un’incertezza che è diventata necessità di cambiamento gestionale e strutturale. Ed anche su questo bisogna lavorare in sistema per arrivare ad una nuova alba, più luminosa.

La CETS, Carta Europea del Turismo Sostenibile ad esempio, grande laboratorio di idee partite dal basso, processo aggregante, inclusivo e partecipato, per motivi economici è rimasto nel cassetto. Sarebbe un forte volano in più per il territorio e non è l’unico. Insomma, quel che è certo è che si può e si debba fare di più e meglio. Trovare magari fondi alternativi a quelli convenzionali ma non abbassare la guardia ed accontentarsi.

Mi chiedo poi: si coglie fino in fondo la necessità di cambiamento strutturale delle aree protette? In realtà, per la mia esperienza si fa ancora fatica a condividere i punti di forza e di debolezze, per spartire i primi e contenere i secondi. Avrei preferito una Federparchi Marche più forte, più unita, in grado di superare le logiche territoriali perché, seppure ogni parco abbia specifiche peculiarità, spesso alcuni problemi sono gli stessi.

Il dibattito è costantemente aperto sul futuro delle aree protette, sul fatto se sia meglio lasciare ai Comuni la gestione diretta o meno. Secondo me il sistema parchi necessita di ampliamenti inclusivi, non di strozzature a logiche locali. L’attuale composizione del direttivo, da allargare sulla base della rappresentatività di ogni Comune che legittimamente chiede il proprio rappresentante, tiene conto delle diverse anime del territorio e pone in grande rilievo l’agricoltura e il mondo ambientalista. Manca però una componente fondamentale, la rappresentanza del turismo sostenibile, visto che i Parchi sono sempre più un volano economico. I consiglieri partecipano a titolo gratuito e un aumento del numero alimenterebbe il dibattito e non comporterebbe un aggravio economico.

In conclusione, il futuro che vedo per i parchi è di apertura anche verso fonti alternative di sostentamento, fermo restando la forte valenza pubblica e collettiva della funzione che svolge. Ma il problema di base è che a livello culturale bisogna crescere e sulla forza dei parchi crederci veramente’.